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Contraddizioni di guerra.
Riva Trigoso, Liguria di Levante, è un paese che da più di un secolo vive attorno a un cantiere navale che produce navi militari. Qui la guerra dà paradossalmente vita.
L'intera comunità si è plasmata su una cultura che non è quella dell'operaio massa alla catena di montaggio, ma di un quasi-artigiano al lavoro su soluzioni all'avanguardia: "Il militare è la Formula Uno del mare", ricorda Tiziano Roncone, segretario Fim-Cisl del Tigullio.
Nel 1897, quando cominciò questa lunga storia, vennero a Riva operai di Sestri Ponente e di Livorno, maestranze specializzate nella costruzione di scafi che poi erano armati a Muggiano, cioè La Spezia. E' ancora così, cinque generazioni dopo.
Ora Fincantieri vuole chiudere l'impianto di Riva, l'ha scritto nel piano industriale 2010-2014. Non perché i suoi dirigenti abbiano avuto un sussulto pacifista o perché la guerra non "tiri", ma perché "chiudere qui è politicamente più facile che chiudere altrove - aggiunge Roncone - qui nessuno ha santi in paradiso, se mai qualche diavolo".
A casa ci finirebbero mille operai più quattrocento esterni delle ditte subappaltatrici. Per portare la produzione altrove.
La solita guerra tra poveri? Niente affatto: "L'Italia è una penisola, di mare ne abbiamo parecchio, possibile che non ci sia spazio per tutti gli otto impianti di Fincantieri?"
A Riva si stanno costruendo le nuove fregate della classe Fremm, quelle finanziate da un progetto franco-italiano che ne prevede dieci per la nostra Marina e undici per quella francese. "Fremm" sta per Fregate Europee Multi-Missione e in parole povere vuol dire che queste navi possono svolgere diversi compiti di difesa e attacco. Solo che i soldi francesi sono arrivati tutti e subito, in Italia sono state finora finanziate sei navi e si attende il resto.
Meno soldi per la guerra. Ci sarebbe da rallegrarsene, se non fosse che alla fine le navi si costruiranno, ma Riva Trigoso chiuderà comunque. Il militare non crea più neanche occupazione, almeno dalle nostre parti.
"Tagliano duemilacinquecento posti di lavoro e spostano la produzione negli Stati Uniti - rivela Sergio Ghio, segretario Fiom nel Golfo del Tigullio - non in un Paese in via di sviluppo. Laggiù, Fincantieri costruirà cinquantasette nuovi pattugliatori e ha già assunto novecento operai".
E allora, perché non riconvertire al civile tutto il know-how accumulato a Riva?
"L'abbiamo già fatto - dice Roncone - abbiamo costruito le navi non 'veloci', ma quelle 'superveloci', che ci mettevano sei ore per andare da Genova a Porto Torres e quattro da Civitavecchia a Olbia, navi tutt'ora in servizio anche nel nord Europa".
Il tasto è però estremamente delicato, fa esplodere a sinistra l'annosa contraddizione tra pacifismo e difesa del posto di lavoro: "Parliamoci chiaro, ho passato trent'anni in quel cantiere - taglia corto Ghio - se le navi da guerra non le facciamo noi, le fa qualcun altro. Quell'impianto è nato e cresciuto con le commesse militari, senza di quelle non si mangia".
Tolto il cantiere, il paesino (in realtà una frazione di Sestri Levante) aveva due risorse economiche: la pesca e il turismo. La prima è ormai quasi un ricordo del passato, quando i "gozzi" dei pescatori locali, carichi di pesce, venivano issati a mano sulla spiaggia anche d'estate, in mezzo ai turisti che si godevano lo spettacolo. Il secondo è ormai pompato al massimo nei mesi estivi, con tanto di chiassosi megaraduni di Harley-Davidson che si aggiungono alla locale festa del "Bagnùn" (la versione rivana della zuppa di pesce).
"Il turismo dura quattro mesi - chiude Roncone - e il resto dell'anno? Anche chi ha un bar o un negozio è preoccupato per la possibile chiusura del cantiere, perché alla fine chi beve un caffè o compra qualcosa sono gli operai che smontano dal turno".
Gabriele Battaglia
Parole chiave: fincantieri, riva trigoso, cantiere navale, marina