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In vista del referendum di gennaio monta la tensione in Sudan. Le autorità del Sud hanno accusato le forze armate del Nord di avere condotto ieri un blitz aereo in una base militare controllata dalle autorità di Giuba, con l'obiettivo di far fallire l'appuntamento elettorale del mese prossimo.
Quattro soldati dell'Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (Spla) e due civili sono rimasti gravemente feriti nel raid condotto da tre elicotteri che hanno bombardato la base delle forze armate di Kiir Adem. Secondo il quotidiano Sudan Tribune che cita un funzionario della regione dove è avvenuto l'attacco, il blitz è "stato ordinato dal partito di governo del nord del Sudan (Npc)". Se confermato, continua il quotidiano, "l'attacco di ieri sarebbe il secondo, dopo quello avvenuto il 13 novembre scorso quando aerei da guerra del nord bombardarono lo Stato di Northern Bahr el Ghazal con otto civili rimasti feriti".
Accuse prontamente smentite da Khartoum. "Non abbiamo condotto nessun raid" risponde il portavoce delle forze armate del Sudan, che all'agenzia di stampa sudanese (Suna) ha puntato il dito contro le forze Spla accusandole di dare sostegno al movimento ribelle sudanese Jem (Movimento Giustizia e Uguaglianza) del Darfur. Il 9 gennaio prossimo gli abitanti del Sud saranno chiamati a decidere se separarsi dal Sudan o restare uniti al resto del Paese. Nello stesso giorno la popolazione dello Stato di Abyei, zona dove si trovano importanti giacimenti petroliferi, si esprimerà sulla possibilità di mantenere lo stato amministrativo concesso da Khartoum o se invece diventare parte del Sud Sudan.
Parole chiave: Sudan, bombardamento, referendum