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Kiev non è una delle città più belle del mondo, ma una visita la merita. Se capita, trovate il tempo di prendere la metro, linea verde, e scendete alla fermata Lukyanivs'ka. Appena fuori chiedete dello stadio Start, un vecchio impianto, ma che ha il suo posto (meritato) nella storia del calcio. Proprio qui, il 9 agosto 1942, si giocò la 'partita della morte'.
Uno che se lo merita. Sulla destra dell'ingresso principale c'è un monumento, ormai un po' consunto. Rappresenta una squadra di calcio. Poco più in là, una targa. ''A uno che se lo merita'', c'è scritto, con tono informale, da bar dello Sport. E' dedicato a Makar Goncharenko, che nella 'partita della morte' segnò una doppietta. Due tiri al volo, si dice, per non dare scuse a un arbitro di parte. Per la cronaca la partita si giocava tra lo Start e il Flakelf, due nomi che oggi non dicono nulla, e termina con la vittoria dello Start per 4-2. Lo stadio, allora, si chiamava Zenit e il nome è stato cambiato nel 1981. Per ricordare un'impresa straordinaria. Kiev, dal 19 settembre 1941, è occupata dall'esercito nazista. Ciascuno tira a campare come può: il panettiere Josif Kordik, ad esempio, aveva sfruttato le sue origini tedesche per non essere rinchiuso nei campi di prigionia e per continuare a lavorare. Vende il pane proprio ai tedeschi che lo lasciano tranquillo. Kordik, nei tempi belli, prima della guerra, ha una fede incrollabile: la Dynamo Kiev. Un giorno, narra la leggenda, tra gli straccioni che cercano di sopravvivere nella città occupata incontra Nikolaj Trusevich, il portiere della sua squadra del cuore. Lo prende a lavorare con sé. Uno a uno, con l'aiuto di Trusevich, riesce a rimettere insieme otto giocatori della Dynamo, garantendogli un lavoro, un pasto caldo e protezione. Ne salva anche tre della rivale Lokomotiv Kiev, perché un conto è il tifo un altro la guerra.
La partita della morte. I nazisti, nel 1942, decidono di organizzare un campionato cittadino. Ci sono quattro squadre formate da militari nazisti con miliziani rumeni o ungheresi loro alleati e una formazione di ucraini collaborazionisti. Kordik non ci pensa due volte e iscrive i suoi panettieri calciatori. Nome della squadra Start. Saranno loro a tenere alto il nome dell'Ucraina. La differenza tecnica è impressionante, nonostante i calciatori di Kordik non possono nutrirsi e allenarsi come i rivali. Li massacrano tutti e, piano piano, diventano gli idoli della gente di Kiev, che in loro vede l'ultimo baluardo di resistenza all'invasore. Resta da affrontare la squadra nazista più tosta, la Flakelf, amata dai generali tedeschi in quanto legata dell'aviazione, la Luftwaffe. Si gioca il 6 agosto, trionfa la Start per 5-1. Sembrava finita, invece la mattina dopo la città è piena di locandine che annunciano una non prevista partita di ritorno, per il 9 agosto 1942. Il messaggio è chiaro: non ci stanno a perdere e faranno di tutto per battere la Start. La popolazione è con i panettieri e li sostiene in ogni modo. Allo stadio Zenit arbitra un ufficiale nazista, che minaccia i campioni prima, durante e dopo la partita. Loro non mollano, fin dall'inizio: contravvengono all'ordine di urlare 'heil Hitler' e urlano 'Viva lo sport!''. E vincono.
La realtà supera la fantasia. Questa storia ha ispirato tanti film, dei quali il più famoso è Fuga per la vittoria, di John Houston, nel quale recitarono anche tanti calciatori famosi. A Hollywood, si sa, non amano i finali tristi e le ricostruzioni storiche lasciano spesso a desiderare. Quindi la partita della pellicola è ambientata in Francia e, soprattutto, finisce bene. Per i campioni della Start, purtroppo, non andò così. Una commissione d'inchiesta, molti anni dopo, ha stabilito che non ci sia stato nessun legame tra la 'partita della morte' e la sorte dei panettieri. Comunque sia, quella soddisfazione l'hanno pagata cara. Alcuni giorni dopo la Gestapo, polizia politica nazista, arresta otto degli undici giocatori. Quelli che non muoiono per le torture finiscono nel lager di Siretz. E' là che muore il portierone Trusevich. I loro corpi, dopo la fucilazione, vengono gettati nella fossa comune di Babij Jar. I superstiti finiscono in un campo di lavoro a Kiev. Tra loro il bomber Goncharenko che, finita la guerra, racconta tutto. Regalando ai suoi compagni almeno la dignità della memoria.
In fuga per la vita. Nello stesso periodo i nazisti occupano anche l'Italia. La passione del pallone, evidentemente, li segue ovunque. A Sarnano, un paesino nella Marche, un sergente nazista appassionato di calcio scopre che in paese vive Mario Maurelli, arbitro noto anche in Germania. Bussa alla porta del malcapitato e lo 'invita' a trovare undici ragazzi italiani per una sfida contro i nazisti. Con una garanzia: nella rappresentativa italica giocherà il fratello minore di Maurelli, che arbitrerà l'incontro. In modo che a nessuno venga in mente di fare il furbo. L'aria è tesa: undici giovani di Sarnano, nel 1944, significa undici partigiani. Maurelli non può sottrarsi, come racconta nel commovente documentario di Umberto Nigri La leggenda di Sarnano. Accanto a lui, nel video, Libero Lucarini. Lucarini era uno degli undici giocatori che, il 1 aprile 1944, sfidarono i tedeschi. Lucarini giocava terzino destro e, scivolando di proposito, fece pareggiare la Germania, dopo che il centravanti partigiano Grattini - in modo improvvido - aveva portato in vantaggio al squadra più ricercata d'Italia. A differenza dell'eroismo dei campioni della Dynamo Kiev, i partigiani italiani preferirono un'onorevole pareggio che, alla fine, permise loro di scappare tutti in montagna e di soffocare - almeno per un po' - la rabbia nazista.
D'altronde William "Bill" Shankly, mitico manager del Liverpool dal 1959 al 1974, raccontava: ''Una volta qualcuno mi disse che il calcio per me era una questione di vita o di morte. Io gli risposi: Senti, è ancora più importante".
Christian Elia