29/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel 2002 l’ex portiere del Camerun N’Kono arrestato in campo per un rito pagano

Chissà cosa sarà passato per la mente all'allenatore star, pagato come un divo di Hollywood, José Mourinho, quando ha fatto - a favore di telecamera - il gesto delle manette durante lo scorso campionato italiano. Allusioni, ammiccamenti o qualsiasi altra cosa fosse, è difficile che a Mourinho sia venuto in mente Thomas N'Kono.

Reato di stregoneria. Un'immagine a suo modo storica, quella di N'Kono trascinato fuori da un campo di gioco, circondato di poliziotti, mentre mostra le mani ammanettate (per davvero) al pubblico e alle televisioni. Correva l'anno 2002. Nello stadio di Bamako, capitale del Mali, sta per iniziare la semifinale della Coppa d'Africa. Si sfideranno i padroni di casa del Mali e il Camerun. N'Kono è il vice allenatore dei ‘leoni indomabili', come vengono chiamati i giocatori del Camerun. Nel suo Paese N'Kono è un'icona. Ha difeso per 112 volte la porta della nazionale, ha vinto due Coppe d'Africa, ha fatto bene nel campionato spagnolo, ha giocato tre mondiali, tra cui quello in Italia nel 1990. Un'epopea mitica per i ‘leoni indomabili', che arrivarono fino ai quarti di finale. Gigi Buffon, dai più ritenuto il miglior portiere del mondo, ha chiamato suo figlio Thomas, proprio in onore di N'Kono. L'Italia tutta, poi, lo ricorda bene. Ai mondiali del 1982, in Spagna, vinti dagli azzurri, N'Kono inchiodò l'Italia sull'1-1 nel girone eliminatorio. Fin qui la carriera da calciatore, finita dopo i mondiali del 1994 e un'esperienza nel campionato boliviano. A quel punto inizia la carriera di tecnico della nazionale, prima come allenatore dei portieri, poi come vice allenatore. E mago. Almeno questa è stata l'interpretazione della polizia maliana.

Amuleti in campo. Le squadre stanno per fare il loro ingresso sul terreno gioco, migliaia di persone affollano da ore le tribune dello stadio di Bamako il 5 febbraio 2002. Il Mali, nei quarti di finale, ha eliminato a sorpresa il Sudafrica. I ‘bafana bafana', come vengono soprannominati i nipotini di Mandela, denunciano di essere stati avvelenati prima della partita con il Mali. L'idea sarebbe quella che gli organizzatori del torneo, per darsi una spintarella verso il turno successivo, abbiano avvelenato il cibo degli avversari. Nessun riscontro, ma torna alla ribalta un vecchio giocatore del calcio africano: la magia. Il 2002, infatti, è la prima edizione nella quale vengono espressamente vietati (per direttiva della federazione calcio africana) tutti i riti e i sortilegi prima, durante e dopo le partite. Si, avete letto bene. Tutti sono in grado di fare gli illuministi, ma in Africa l'arrivo dell'Islam e del Cristianesimo ha trovato il padrone di casa ancestrale, un culto animista che si è sincretizzato con le religioni del Libro. Ecco che accanto ai crocefissi e ai minareti spuntano zampe di gallina e altri oggetti simbolici.
La storia del calcio africano è fatta di grandi giocatori, tecnici europei a volte impresentabili e tanti riti magici. Per anni, accanto al preparatore atletico, era indispensabile un buon stregone. Capace di aiutare la squadra, magari con qualche oggetto fortunato.

L'ultima parata. Alcuni di questi li chiamano gris-gris, amuleti contro il malocchio. Uno di questi è nella mano di N'Kono che, da buon ex portiere, prima della partita si aggira attorno ai legni che difenderà il suo erede pochi minuti dopo.
La legge, però, è legge. Anche quando è dura. Almeno dieci poliziotti sono addosso al malcapitato N'Kono in pochi secondi. Il tecnico camerunese tenta di difendersi, viene strattonato senza premure e, alla fine, ammanettato e trascinato verso gli spogliatoi. Attraversando la pista d'atletica, N'Kono è furioso e passando sotto la tribuna stampa gremita di corrispondenti di tutto il mondo alza al cielo le sue mani, proprie quelle, simbolo di mille battaglie. Chiuse nei ceppi. Alla fine il Camerun vince 3-0 e si aggiudica il diritto di giocare la finalissima. Alla fine i ‘leoni indomabili' vinceranno il torneo. Il povero N'Kono, nonostante le scuse personali del presidente della Repubblica del Mali, becca un anno di squalifica. L'Accusa? Rito magico vietato. Alla fine, però, il Camerun ha vinto. Il vecchio N'Kono, in qualche modo, si è reso ancora una volta decisivo per la sua nazionale.

Il terzo tempo - Lo speciale mondiali di PeaceReporter

Christian Elia

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