01/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'allarme del polacco Kazcynski: 'Ue e Usa attenti alle politiche neo imperialiste di Mosca'

In una lettera inviata ai 738 membri del Parlamento europeo, Jaroslaw Kaczynski ha lanciato una richiesta d'aiuto e un poco velato J'accuse ai Paesi membri dell'Ue e agli Stati Uniti d'America. Il leader dell'opposizione polacca ha paura dell'Orso, della Russia, che sta riprendendo piede in Europa orientale nel tentativo di riposizionarsi nelle antiche sfere d'influenza risalenti ai tempi dell'Unione Sovietica. Nella lettera, intitolata "Alleati e valori", Kaczynski critica l'atteggiamento passivo di Ue e Usa che non starebbero contrastando le politiche "neo imperialiste" di Mosca in nome di una migliorata partnership economica con la Russia. È vero, dice Kaczynski, che la Russia "potrebbe apparire come un partner commerciale molto attraente", ma è anche vero che si tratta di un paese che "non ha rispetto dei valori e degli standards caratterizzanti l'area euro atlantica". In altre parole, Ue e Usa starebbero lanciando - secondo l'ex premier polacco - un brutto messaggio a tutti quegli stati che fanno carta straccia dei diritti umani e dei basilari principi di democrazia secondo cui gli affari e le buone relazioni commerciali vengono prima di tutto. 
Sempre nella lettera, si evidenziano gli sforzi della Polonia negli ultimi anni (quando appunto Jaroslaw Kaczynski ricopriva la carica di premier e il gemello Lech Kaczynski quella di Presidente della Repubblica) per avvicinare le ex repubbliche sovietiche dell'Europa orientale all'Ue e alla Nato, obiettivo perseguito anche dal fratello Lech "che per questo motivo è morto" - dice ancora il leader dell'opposizione polacca - in un disastro aereo a Smolensk, in Russia.
Jaroslaw Kazcynski è stato battuto alle ultime presidenziali del 4 luglio dal candidato di Platforma Obywatelska (Po, Piattaforma Civica), Bronislaw Komorowski che - secondo il suo avversario - starebbe cedendo alle lusinghe di Mosca per un progressivo riavvicinamento alla Russia. È proprio questo che Kaczynski vuole evitare in un momento in cui gli Stati Uniti hanno distolto l'attenzione dall'Europa come mai era accaduto da sessant'anni a questa parte.

Che i timori di Jaroslaw Kaczynski siano fondati o meno, bisogna comunque tener conto dei segnali che arrivano dal Cremlino e delle ultime decisioni prese dal presidente Dimitri Medvedev in apparente rottura con le linee guida tracciate dal suo predecessore - e fino a oggi scontato successore nel 2012 - Vladimir Putin: Medvedev ha ripreso i colloqui in vista di una futura adesione al Wto (World Trade Organization), ha appoggiato le sanzioni Onu contro l'Iran, revocato un ordine di vendita del sistema missilistico S-300 all'Iran che era stato predisposto sotto la presidenza Putin, ha accelerato il processo di distensione con Stati Uniti e Nato (tutte mosse che avrebbero contribuito all'allentamento della morsa statunitense nell'ex orticello dell'Urss, l'Europa orientale), ha cancellato alcuni progetti infrastrutturali sostenuti da Putin e, ultima nella linea temporale, ha rimosso il potentissimo sindaco di Mosca, Yuri Luzhkov. Scelte, queste, che segnano una chiara dichiarazione di indipendenza di Medvedev proclamata nei confronti del suo padrino Putin il quale è legittimato a sospettare che il suo protetto non gli lascerà tanto facilmente la poltrona del Cremlino.     

 

 

Nicola Sessa

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