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Dalle sei di stamattina la polizia ha sgomberato i manifestanti riuniti nei pressi del cantiere della metropolitana nel quartiere San Faustino a Brescia. PeaceReporter ha sentito Mirne Lusardi di Emergency, presente sul luogo dei disordini.
Cosa sta accadendo al presidio?
Stamattina verso le 6 è arrivata la polizia sotto la gru, sede del presidio dove, da dieci giorni, i migranti stanno occupando il cantiere della metropolitana. Sulla gru ce ne sono ancora sei dei nove iniziali. La polizia ha arrestato una ventina di immigrati e una decina di italiani che facevano parte dell'associazione "diritti per tutti". Da quel momento tutto il luogo è presidiato.
Ci sono state violenze?
Ci sono un paio di persone che sono finite al Pronto Soccorso a causa di due cariche della polizia. Ci dicono che dobbiamo sgomberare ai sensi dell'articolo 18: adunata sediziosa. Ai piedi del presidio la gente continua a resistere. Sopra la gru, gli immigrati sono sempre più in pericolo: da quando hanno sgombrato tutta la parte sottostante, non possiamo neanche rifornirli di generi di prima necessità e vestiti. Il vicequestore non è disponibile a nessun tipo di negoziazione. Sono presenti alcuni parlamentari del Pd, consiglieri comunali di Sinistra ecologia e libertà, persone del centro sociale "Magazzino 47", dell'associazione "diritti per tutti", del coordinamento migranti della Cgil, il segretario della camera generale del Lavoro. Ma non ci sono margini di trattativa, sembra che le disposizioni vengano da Roma e che la parola d'ordine sia "pugno di ferro".
Qual è la situazione in città?
Qui si è concentrata un po' di gente, saremo 200-300 persone. La città è presidiata. Abbiamo fatto scappare gli immigrati privi di documenti perché sono i primi che possono essere colpiti. La parrocchia di San Faustino ha aperto due stanze per accogliere coloro che di notte erano al presidio. Sembra che stamattina la polizia volesse sgomberare anche quei locali ma che alla fine siano riusciti a scappare tutti. Io mi vergogno di vivere in una città come questa.
Quali sono le condizioni fisiche di chi sta in cima alla gru?
Fino a qualche giorno fa stavano bene, secondo quanto riportato, da alcuni medici che hanno avuto la possibilità di salire sulla gru e visitarli. Oggi non lo so, perchè oggi nessuno riesce a contattarli. Oltretutto, avendo arrestato le persone che erano in grado di fare mediazione, vale a dire i responsabili delle comunità che sono sempre stati qua a presidiare, non c'è più nemmeno un interlocutore. É come se gli avessero tagliato i fili di comunicazione e quindi loro rimangono abbarbicati lì sopra sostenendo che, comunque, non hanno più niente da perdere. Noi siamo sotto e cerchiamo di farci forza l'un l'altro per aumentare il nostro messaggio di solidarietà. La cosa terribile, però, è che nessuno sa cosa fare e chi ha, o può prendere, in mano la situazione.
Chi sta provando a comunicare?
Don Mario Toffari, un sacerdote che ha legami con la curia, voleva salire per cercare di avviare una comunicazione con loro, ma è stato bloccato. Il vicequestore sembra un pazzo scatenato che aggredisce tutti. Ha aggredito anche me verbalmente, quando ho chiesto spiegazioni in qualità di cittadina italiana e bresciana, sostenendo che se avessi continuato mi avrebbe fatto arrestare perché non avevo il diritto di stare qui e di impedire loro di mantenere la sicurezza della città. La polizia rimane sempre schierata in assetto antisommossa.
Come si pronunciano le autorità locali? E i bresciani, da che parte si schierano?
Il sindaco ha rilasciato interviste sostenendo che questa città non può accettare un oltraggio come questo. La cittadinanza del centro storico, il quartiere del Carmine abitato per la maggior parte da stranieri, è divisa. Le posizioni sono diverse: alcuni, in questi giorni, passavano sotto il presidio portando i loro messaggi di solidarietà ai protestanti, altri vorrebbero un'espulsione immediata. Come sempre, le posizioni molto contraddittorie evidenziano queste due anime della città. Credo, comunque, che alla fine prevalga l'anima solidale rispetto all'egoismo, alla Lega e la storia che negli ultimi anni ha definito il profilo di Brescia.
Antonio Marafioti