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"Il nostro maggio '68", titolava la scorsa settimana con un po' di idealismo Karim Boukhari, direttore del settimanale TelQuel. A risvegliare le sue speranze, insieme ai sogni di decine di migliaia di marocchini, sono state le manifestazioni organizzate dal Mouvement du 20 Février. Mentre negli altri paesi arabi il vento della rivolta soffia da mesi, i giovani magrebini hanno iniziato nelle ultime settimane a muoversi online per dar vita a giornate della collera e chiedere maggiori diritti anche nel regno di Re Mohammad VI. Il "Partito di Facebook", come è stata ribattezzata una realtà che conta più di trentamila iscritti sul web, porta avanti senza sosta le sue mobilitazioni. Anche se quella marocchina finora sembra una rivoluzione diesel, lenta a partire.
Il bilancio delle manifestazioni del 20 febbraio non ha impressionato i media internazionali, troppo impegnati a seguire la crisi libica, ma ha lasciato un profondo segno nel paese. Per la prima volta, in una cinquantina di città del Marocco, sono scese in strada decine di migliaia di persone: trecentomila secondo gli organizzatori, un decimo di quella cifra per il governo. Risparmiando attacchi diretti al monarca, amatissimo dal popolo e figlio di "redento" di quell'Hassan II conosciuto per il pugno duro degli "anni di piombo", i cortei hanno chiesto in maniera pacifica "riforme ed equità sociale". Insieme a una serie di limitazioni al potere di Mohammad VI e alle dimissioni del governo in carica (da lui nominato). "Ho una laurea, parlo tre lingue e l'unico lavoro a cui posso aspirare è lavare le camere degli alberghi", ha raccontato Amid, che ha sfilato a Marrakech in mezzo a una folla di motorini e ragazzi entusiasti. Un corteo che ha infranto un tabù storico, varcando le soglie della medina fino alla leggendaria piazza Jamaa el Fna.
Nella capitale del turismo etno-chic, mentre a Casablanca e Rabat la giornata si chiudeva senza incidenti, è arrivato il colpo di coda pilotato da alcuni gruppi di violenti: vetrine infrante, saccheggi nei grandi magazzini della ville nouvelle e scontri notturni, repressi dalla polizia con i lacrimogeni. E' andata peggio ad Al Hoceima, tranquilla cittadina mediterranea che il 21 febbraio si è risvegliata con 5 morti, dopo un incendio appiccato in una filiale bancaria. Vittime a cui si aggiungono i "128 feriti, di cui 115 membri delle forze dell'ordine", riportati dal ministro dell'Interno Moulay Taïeb Cherkaoui. Numeri contestati dai promotori delle manifestazioni, che nei giorni successivi hanno denunciato violenze e minacce delle forze dell'ordine durante i nuovi presidi.
La risposta del Re è arrivata all'indomani dei cortei. "Non cederemo alla demagogia e all'improvvisazione", ha detto Mohammed VI per tranquillizzare la popolazione, rispondendo alle richieste dei manifestanti con la vaga promessa di "un forte impulso alle riforme". I sostenitori del Mouvement du 20 Février, ovviamente, non si sono accontentati. "Continueranno a scendere in piazza finché il governo non cadrà, non si stancheranno tanto presto", sosteneva al termine del corteo di Marrakech Abdel, che lavora fa l'educatore con i ragazzi della città con problemi psichici. Così è stato. Complice la rabbia per i cablogrammi di Wikileaks, che riportano gli interessi del Re nel settore immobiliare, le proteste sono continuate con costanza. E costante è stata anche la pressione delle forze dell'ordine. I presidi di domenica scorsa, ha denunciato il portale di informazione indipendente Mamfakinch, si sono chiusi con arresti a Marrakech, Tangeri e Tetouan. A Rabat è stato pestato Oussama Khlifi, giovane promotore del movimento, mentre al regista Hicham Ayouch è stato impedito di filmare le proteste.
La "rivoluzione dei papaveri", però, ancora non decolla. "I manifestanti sono pochi e isolati, la gente sta col Re: ci ha resi più ricchi e nel 2020 saremo come l'Europa", assicura un tassista di Casablanca, spiegando meglio di qualsiasi analista politico il perché della cosiddetta "eccezione marocchina". Un'eccezione che i giovani del Mouvement du 20 Février vogliono tutt'ora cancellare, rilanciando una giornata di mobilitazione in tutto il Marocco per il prossimo 20 marzo. Con la speranza di smentire le solide convinzioni di chi guida nel traffico di Casa.
Francesco Rosano
Sara Scheggia