La fine di Filiberto Ojeda Ríos, leader dello indipendentismo portoricano.
scritto per noi da
Maurizio Campisi
Porto Rico è scesa in piazza, sdegnata e adirata per l’uccisione di Filiberto
Ojeda Ríos, leader indipendentista dell’isola, abbattuto dai cecchini dell’Fbi.
La morte è avvenuta tra il 23 ed il 24 settembre scorso, quando gli agenti hanno
circondato la casa dove Ojeda, fondatore dell’Ejército Popular Boricua-Macheteros,
aveva trovato rifugio.
Fatti, mediatori e 100 colpi di fucile. Secondo le testimonianze della moglie e del figlio di Ojeda, il loro famigliare,
una volta vistosi circondato, si era apprestato a consegnarsi e aveva chiesto
per questo la mediazione di un giornalista. Quando però si è apprestato ad uscire
l’Fbi, invece di seguire le procedure per l’arresto, ha dato vita ad una sparatoria
indiscriminata. Alla fine sono stati più di cento i colpi sparati dai cecchini,
uno solo dei quali ha raggiunto il leader boricua ad un polmone.
A questo punto, però, invece di intervenire e procedere all’arresto, gli agenti
hanno lasciato che Ojeda morisse dissanguato, come gli esami forensi hanno successivamente
stabilito.
Sparare per uccidere. Ojeda, di 72 anni, si sarebbe salvato se fosse stato soccorso a tempo (l’intera
operazione della polizia è durata 27 ore) ma, come denuncia la società civile
portoricana, la polizia ha sparato per uccidere, probabilmente per evitare l’istruzione
di un lungo processo che avrebbe attirato i riflettori su un tema ritenuto scottante
ed importuno, come quello dell’indipendenza di Porto Rico. Clandestino dal
1990, Ojeda riscuoteva una grande popolarità nell’isola.
L'indipendentismo. Durante i primi anni Settanta, aveva formato, assieme a Juan Enrique Segarra
e Orlando González, l’Ejército Popular Boricua, i cui seguaci avevano poi preso il nome di Macheteros. Tra le azioni più rilevanti dei macheteros quella del 1981 che rese inservibili
undici aerei militari della Guardia Nazionale portoricana, ed una famosa rapina
da 7 milioni di dollari ad un’agenzia della Wells & Fargo nel Connecticut, realizzata nel 1983. Su Ojeda pendeva un ordine di cattura ed una fama tale
che la polizia federale lo aveva qualificato tra i “criminali più ricercati”.
Eppure, durante quindici anni era riuscito a sfuggire grazie alla catena di appoggi
e di solidarietà che aveva conseguito creare attorno alla sua persona. Chi era
riuscito ad intervistarlo durante la clandestinità parla di un uomo affabile e
fermo assertore della causa indipendentista dell’isola di Porto Rico, assoggettata
agli Stati Uniti al termine della guerra con la Spagna del 1898.
Le reazioni. L’opinione pubblica portoricana, anche quella più moderata e filostatunitense,
è critica per l’operato dell’Fbi.

Il conservatore presidente del Senato, Kenneth Mc Clintock, pur tacciando Ojeda
di criminale, ha censurato l’azione della polizia federale come un tipico comportamento
colonialista.
Migliaia di persone sono scese in piazza a protestare per quello che è apparso
come un uso indiscriminato della violenza contro un uomo che aveva manifestato
apertamente il desiderio di arrendersi. Il risultato ottenuto è ora quello di
una ondata anti-Usa, un sentimento che da tempo –nonostante i fatti di Vieques-
sembrava per lo più assopito. Nelle manifestazioni successive l’assassinio, gli
studenti delle università hanno assaltato un Burger King e hanno preso d’assedio
il Tribunale federale. Sembra così che anche questa volta l’amministrazione statunitense,
seguendo la via della violenza, sia riuscita invece di eliminare un nemico a creare
un simbolo. Filiberto Ojeda viene oggi ricordato con slogan, immagini e marce
offrendosi all’opposizione anti-statunitense come un martire in più da celebrare.