16/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Se si annunciasse l'immediato ritiro dei nostri militari, quella sì sarebbe una Festa della Repubblica
Si avvicina il 2 giugno, festa della Repubblica. Repubblica nata dalla Resistenza, Repubblica nata dopo un conflitto tra i peggiori della storia dell'umanità, la seconda guerra mondiale. Repubblica fondata su una Costituzione che ripudia la guerra. Il ripudio non è solo un rifiuto, che già sarebbe abbastanza: il ripudio è un disconoscimento, una sconfessione, di qualche cosa che si è conosciuto, appunto, fin troppo bene.

Festeggiamolo in modo degno, questo 2 giugno, riportando a casa i militari che sono in guerra.

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, ha parlato dei “valori, tra loro inscindibili, del ripudio della guerra e della corresponsabilità internazionale per assicurare la pace e la giustizia nel mondo”.

Ha detto che c'è bisogno di “un nuovo ordine internazionale di pace e di giustizia. Un ordine di pace nel quale possa espandersi la democrazia e prevalere la causa dei diritti umani, e insieme assicurarsi un governo dello sviluppo che contribuisca a scongiurare tensioni e rischi di guerra, e ponga un argine all'intollerabile, allarmante aggravarsi delle disuguaglianze a danno dei paesi più poveri, dei popoli colpiti da ogni flagello come quelli del continente africano”.

Queste due frasi potrebbero essere la chiave per un due giugno che davvero la festeggi, questa Repubblica. Perché le situazioni di conflitto, lo dimostrano tutte le avventure militari degli ultimi anni, compresa quella kosovara, non si risolvono con le armi. Perché pace e giustizia, e solo pace e giustizia, possono scongiurare – come dice il Presidente Napolitano – i rischi di guerre e conflitti. Perché solo pace e giustizia possono sconfiggere il terrorismo e la disperazione data dalle diseguaglianze che rendono schiavi otto abitanti su dieci del pianeta.

Un giorno di guerra in Iraq costa, solo agli Stati Uniti, 177 milioni di dollari, circa 140 milioni di euro. E cioè 70 ospedali al giorno (ospedali veri, come quelli che abbiamo da noi, non quelle specie di lebbrosari che disseminiamo per il mondo). Oppure circa 700 scuole. Al giorno.

L'Italia, fino a oggi, ha speso circa 1900 milioni nella guerra irachena. Per ogni milione di euro spesi in “aiuti” (doverose le virgolette visto che nessuno sa dove siano effettivamente finiti i nostri soldi), cento sono andati in spese militari: così funziona la macchina in Iraq.

Festeggi l'Italia, questa Festa della Repubblica, investendo quei soldi nella pace, e non nelle guerre di rapina mascherate da missioni umanitarie. Cominci, il nuovo governo, a fare la sua parte per portare, come indicato dal Presidente Napolitano, “pace e giustizia nel mondo”.

Se il 2 giugno si annunciasse l'immediato ritiro dei nostri militari, quella sì sarebbe una Festa della Repubblica.

Maso Notarianni

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