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Condanna senza
processo. Il laojiao, introdotto
nel 1957, non va confuso con il laodong:
i lavori forzati inflitti ai criminali dopo un processo penale. La “rieducazione
attraverso il lavoro” – questo significa laojiao
– è una sanzione amministrativa che viene imposta dalle autorità senza passare
per i tribunali, senza possibilità di difesa o ricorso in appello: questo ne fa
un
istituto ancor più contrario al rispetto dei diritti civili, poiché ogni restrizione
della libertà personale dovrebbe essere ordinata solo da un’autorità
giudiziaria in seguito a regolare processo. Con il laojiao invece si viene prelevati in casa dalla polizia senza alcun
preavviso e portati in un campo di lavoro senza la minima possibilità di replica.
Possibilità che ora potrebbe invece essere introdotta.
Lavoro duro e non
solo. Tra gli almeno 300 mila cinesi che lavorano nei circa 300 campi di laojiao si trovano piccoli criminali
comuni (ladri, truffatori, prostitute, drogati, immigrati illegali) ma soprattutto
dissidenti politici di ogni genere e grado, dagli attivisti democratici ai seguaci
del Falun Gong, dai difensori dei diritti umani ai firmatari di petizioni. Lavorando
nei campi, nelle miniere o in fabbriche di mattoni, sotto la costante
sorveglianza della polizia, queste persone dovrebbero “rieducarsi”, ovvero
pentirsi dei loro comportamenti, diventando cittadini rispettosi della legge e
del partito, dediti alla costruzione del socialismo. Per chi non si ricrede o,
peggio ancora, protesta o non rispetta le regole di disciplina vigenti nel
campo, scattano il prolungamento della pena e le punizioni corporali: isolamento,
pestaggi collettivi, tortura con scosse elettriche. Il prolungamento non sarà
più possibile, ma le punizioni sì.Enrico Piovesana