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"I manifestanti sulla torre hanno cibo per un mese, e sono determinati a rimanere lassù fino alla fine dell'anno se le cose non dovessero cambiare". Edda Pando, dell'associazione culturale "Todo Cambia", è determinata all'incontro con i giornalisti ai piedi di Torre Erba, in via Imbonati a Milano. È lei una delle anime che guidano il coro di protesta contro quella che viene chiamata "la sanatoria truffa". Edda grida, organizza cori, e le sistemazione delle sedie, per i cronisti, sotto le tende che fino alla notte precedente, avevano dato riparo a quelli del "presidio".
Al sorgere del sole sono già tutti fuori dagli alloggi temporanei per mettersi in comunicazione con gli altri, quelli che stanno sulla cima della torre. Le autorità hanno permesso che ricevano quotidianamente, cibo, bibite e coperte ma non le batterie per i cellulari e i megafoni. "Così rimarranno isolati - dice Edda - ma almeno non rischiano la salute". Sono cinque i lavoratori, tutti tre i 25 e i 30 anni, che hanno deciso di vivere a venti metri da terra: Marcelo, un membro del comitato immigrati, tre egiziani e un marocchino dei quali, per motivi di sicurezza, non è stata rivelata l'identità. Per loro è la notte il momento più duro perché, anche dentro le tende, non possono entrare all'interno dell'altiforno. "A noi va molto peggio - sostiene Edda - perché quando piove, le tende su questo piazzale iniziano a galleggiare nel fango. Chiediamo, perciò, che la popolazione ci aiuti mandando coperte, sacchi a pelo e tutti quei prodotti che possano permetterci di resistere". Alle 9 del mattino il gruppo dei "sans papier" di Milano è già a colloquio con i primi cronisti giunti sul posto per cercare di dare voce alla loro mobilitazione. C'è chi fa cerchio intorno ai primi che iniziano a parlare alle telecamere, e chi gira fra la gente con un bicchiere di tè caldo: unico ristoro di fronte alla freddezza stagionale e istituzionale.
"Questo presidio è l'atto estremo di una protesta lunga sei mesi. - detta ai taccuini Jorge Carazas, portavoce di Convergenza delle Culture di Milano -. Chi è salito sulla torre lo ha fatto dopo più di cinque presidi davanti alla prefettura, uno sciopero generale appoggiato dai sindacati di base e tre incontri col prefetto. E finora non abbiamo ottenuto niente. Durante questo tempo le istituzioni sono rimaste immobili, dandoci ragione, ma non facendo nulla per noi".
Dalle aule assembleari di Palazzo Marino arriva sul posto solamente una rappresentanza dell'opposizione all'amministrazione cittadina guidata dal sindaco Letizia Moratti. Collegati attraverso i walkie-talkie, i cinque della minoranza, Patrizia Quartieri, Giuseppe Landonio, Pierfrancesco Majorino, Vladimiro Merlin e Basilio Rizzo, parlano direttamente con gli occupanti della torre per manifestare la loro solidarietà: "Crediamo che questo tema delle sanatorie truffa debba essere affrontato al più presto sia per voi, sia per l'emersione del lavoro nero. Siamo al vostro fianco, faremo al più presto una commissione consiliare per poter chiamare persone del Ministero che possano aiutarvi a trovare una soluzione". All'appuntamento si presenta anche il candidato sindaco Michele Sacerdoti che sostiene: "Sono venuto qui ancor prima che si arrampicassero sulla torre, perché ritengo importante che ci sia un impegno di tutti su quelli che attualmente sono i sei punti di rivendicazione del comitato degli immigrati e che, in qualità di candidato sindaco, ho inserito nel mio programma elettorale".
Sono tante le parole spese durante l'incontro di martedì mattina. Nessuna di esse si sostituisce mai sostituita a gesti di rabbia. Neanche quando si diffonde la notizia che Cgil, Cisl e Uil stanno organizzando un tavolo delle trattative col prefetto, ma senza alcun rappresentante dei comitati. "Abbiamo appreso dell'incontro dai giornali - sostiene Edda - Se c'è questo tentativo non ci opponiamo ma ci teniamo a dire che ci dispiace constatare che nel momento in cui salgono su una torre dei lavoratori immigrati, che sono i diretti soggetti coinvolti in questa situazione, non ci sia stata anche la possibilità di partecipare a quella delegazione. Abbiamo chiesto di poter prendere parte alle concertazioni con un nostro membro, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ribadiamo che non è una delegazione a nome nostro, ma a nome di Cgil, Cisl e Uil, alle quali chiediamo di poter almeno sapere cosa è stata deciso in sede prefettizia".
"La lotta continua" ribadiscono più volte i responsabili del comitato ai quali, in queste ore, è arrivato l'appoggio di molte organizzazioni e partiti politici. "Ma non degli intellettuali di questo Paese - precisa Edda - che dovrebbero prendere esempio dai loro colleghi d'oltralpe i quali, dopo che il presidente Sarkozy aveva annunciato un provvedimento simile a quello che oggi colpisce noi, sono scesi in piazza e, uniti hanno fatto sentire le loro voci".
In attesa dell'assemblea nazionale, del prossimo 14 novembre, alcuni membri del comitato annunciano uno sciopero della fame "in solidarietà ai nostri fratelli che da quattro giorni stanno in cima a quella torre".
Antonio Marafioti